È morto Filippo Lucignano, per tutti a Pozzuoli “’o Stipone”, uno degli uomini che più profondamente hanno segnato la vita politica della città negli ultimi cinquant’anni.

La sua è una storia che parte da lontano. Dal Partito Comunista Italiano.

Già nel 1973 il nome di Filippo Lucignano compare tra i candidati operai presentati dal PCI alle elezioni comunali di Pozzuoli. Indicato dalla stampa dell’epoca tra gli uomini che avevano partecipato in prima linea alle lotte operaie di quegli anni.

Dieci anni dopo, nel 1983, l’Unità lo descriveva ancora come operaio e segretario cittadino del PCI, impegnato a costruire l’alternativa alla Democrazia Cristiana in una Pozzuoli nella quale comunisti e democristiani si contendevano il governo della città.

È da quella scuola politica che nasce Lucignano.

Una politica fatta di sezioni, fabbriche, partiti organizzati e soprattutto studio. Perché una delle caratteristiche che gli sono sempre state riconosciute era proprio questa: Lucignano studiava le carte. Bilanci, delibere, norme, documenti. Conosceva la macchina amministrativa e quella conoscenza diventava uno degli strumenti della sua forza politica.

Dal PCI attraversò poi tutta l’evoluzione della sinistra italiana, passando per PDS e Democratici di Sinistra, fino ad assumere un ruolo politico che andò ben oltre i confini di Pozzuoli.

Fu consigliere regionale della Campania e poi assessore regionale al Bilancio, con competenze anche su Ragioneria e Tributi, Demanio e Patrimonio. Ancora nel 2007 il suo peso nel partito era tale che veniva chiamato a seguire e ricomporre delicate vicende interne dei Democratici di Sinistra anche fuori dall’area flegrea.

A Pozzuoli ricoprì, tra gli altri incarichi, quello di Presidente del Consiglio comunale. Ma le cariche istituzionali raccontano soltanto una parte della sua storia.

Perché per molti anni “’o Stipone” è stato soprattutto un uomo capace di determinare gli equilibri della politica puteolana.

Attorno a lui si è formata una vera scuola politica. In molti sono stati considerati suoi “delfini”, tra questi Elio Buono, oggi capo di Gabinetto del Comune; molti altri sono cresciuti politicamente nella sua area o ne sono stati seguaci, come l’attuale assessore Gennaro Andreozzi.

Ci fu una lunga stagione nella quale difficilmente a Pozzuoli si costruiva una maggioranza, un’alleanza o una candidatura senza confrontarsi con Filippo Lucignano. Il suo peso arrivò fino alla scelta dei candidati alla guida della città, come Gennaro Devoto e Aldo Mobilio.

Anche quando non occupava direttamente una carica, continuava a essere uno degli uomini ai quali guardare per comprendere cosa stesse accadendo nella politica cittadina. Ancora nel 2012 la stampa locale lo definiva prima un politico navigato e poi addirittura il “deus ex machina” di un’operazione politica alternativa alla candidatura di Enzo Figliolia.

C’è poi un pezzo della sua storia che si intreccia inevitabilmente con uno dei luoghi simbolo di Pozzuoli: il Rione Terra.

Lucignano ne seguì per anni le vicende politiche e amministrative e continuò a intervenire anche quando non ricopriva più ruoli istituzionali.

Nel 2007, di fronte alla controversia sulla gestione degli scavi archeologici, ricordò pubblicamente che il Rione Terra era proprietà della collettività puteolana, sostenendo che ogni decisione sulla sua gestione dovesse passare attraverso i rappresentanti eletti della città.

Nel 2011 tornò duramente sulla questione contestando le scelte dell’amministrazione dell’epoca e richiamando puntualmente atti, delibere, l’accordo di programma del 2004 e persino la legge 80 del 1984.

Anche in quell’occasione emergeva il tratto che lo aveva accompagnato per tutta la vita politica: prima di parlare, andava a leggere gli atti.

Forse è proprio questo uno degli elementi che meglio raccontano Filippo Lucignano.

Una personalità forte, a volte ingombrante, certamente divisiva. Un uomo capace di costruire una propria area politica e di esercitare per decenni un’influenza enorme sulle vicende cittadine.

Lo si poteva sostenere o contrastare. Si poteva essere suoi uomini oppure suoi avversari.

Ma per una lunga stagione della storia di Pozzuoli era praticamente impossibile ignorare Filippo Lucignano.

Con la morte di “’o Stipone” se ne va quindi molto più di un ex consigliere o di un ex assessore regionale.

Se ne va un pezzo della storia politica di Pozzuoli, iniziato tra gli operai della Sofer e nelle sezioni del PCI e arrivato fino ai palazzi della Regione Campania, attraversando mezzo secolo di battaglie, amministrazioni, sindaci, alleanze e trasformazioni della città.

Una storia politica lunga quasi quanto quella della Pozzuoli contemporanea.