Oltre quattro mesi di binari sbarrati, un tavolo istituzionale conclusosi con l’ennesima fumata nera e la pazienza dei pendolari ormai arrivata al limite. La crisi della Metro Linea 2 di Napoli si arricchisce di un nuovo, durissimo capitolo politico. Al centro della bufera c’è Rete Ferroviaria Italiana (RFI), investita dalle richieste del coordinamento locale di Più Europa Pozzuoli, che esige trasparenza immediata sulle condizioni di sicurezza della galleria del Monte Olibano.
L’interruzione della tratta strategica tra Napoli Campi Flegrei e Pozzuoli Solfatara, prolungatasi per oltre 120 giorni, sta paralizzando i collegamenti per migliaia di studenti, lavoratori e famiglie dell’area flegrea. L’ultimo vertice regionale del 3 novembre non ha fatto altro che certificare lo stallo, nessun cronoprogramma certo, nessuna data di ripristino all’orizzonte. Una situazione definita “inaccettabile” dagli esponenti del partito, decisi a rompere il muro di riservatezza tecnica che circonda la vicenda.
Il cuore della protesta di Più Europa ruota attorno alle reali concentrazioni di anidride carbonica (CO₂) accumulate nel tunnel a causa dei recenti fenomeni di bradisismo. Se da un lato RFI rassicura l’opinione pubblica parlando di interventi strutturali efficaci e di un progressivo abbattimento del gas nocivo, dall’altro i tabulati ufficiali non sono mai stati mostrati ai cittadini o alle istituzioni locali.
«I dati delle misurazioni, a oggi, non sono mai stati resi pubblici», denunciano con fermezza i rappresentanti di Più Europa Pozzuoli nel loro ultimo comunicato. La richiesta formale all’azienda di trasporti è perentoria: pubblicare integralmente i valori registrati, specificando date e punti esatti di rilevazione, affiancati dalle soglie di sicurezza utilizzate per decretare la fattibilità o meno del servizio ferroviario.
«RFI dica quando inizieranno e finiranno i lavori, quando si concluderanno le verifiche e per quale data si impegna a ripristinare il servizio in sicurezza», incalza la nota politica. Più Europa chiede che, qualora l’azienda non sia ancora in grado di fissare il giorno della ripartenza, venga quantomeno esplicitato un termine perentorio entro cui comunicare i passaggi mancanti.



